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Reportage New York

di Enzo Conte


Sono stato per la prima volta a New York nel 1987. Da allora vi sono tornato tantissime volte, ho assistito a innumerevoli cambiamenti, all'apogeo di alcuni locali rispetto ad altri, a diversi mutamenti nel panorama musicale, alla nascita di nuove tendenze, all'emergere di nuove orchestre, nuovi maestri, nuovi ballerini, a riprova che le cose cambiano, si trasformano e non rimangono mai immutate nel tempo.

All’alba del nuovo millennio, la New York latina, sebbene non sia più quella descritta brillantemente nei film "Nuestra cosa latina" e "Salsa", rimane una delle capitali mondiali della salsa. Un luogo che ti offre tantissime opportunità, soprattutto musicali, a cominciare dal Festival della Salsa che si tiene ogni anno al Madison Square Garden (questa edizione, la 29°, è stata dedicata al 50° anniversario della Sonora Poncena).
Durante il mio ultimo viaggio mi ha però profondamente colpito l’enorme frattura che si sta verificando oggi tra gli amanti della musica e il circuito dei ballerini.
Una frattura che avevo già scorto nel recente passato ma che questa volta mi è sembrata assolutamente evidente.
Al nostro arrivo, io e Sabrina siamo andati subito a ballare al mitico Copacabana, che ahinoi, tanto mitico non è più. Quella attuale è la terza sede che cambia. Dalla originaria 60° si era prima trasferito sulla 57°, mentre adesso si ritrova sulla 34°. Il locale è sicuramente bello ed accogliente ma purtroppo, pur continuando ad essere abbastanza affollato, sembra non rientrare più nelle grazie dei ballerini locali.
Il mercoledì sera siamo stati al Latin Quarter (conosciuto anche come LQ) il nuovo locale di Ralph Mercado, ma anche lì nonostante una programmazione artistica con orchestre di primo ordine, non abbiamo trovato la crema dei ballerini locali.
A quel punto abbiamo cominciato a domandarci dove fossero. Alla fine abbiamo scoperto che i bravi ballerini hanno di fatto creato un loro circuito parallelo. Si ritrovano in quelli che sono definiti social, ovvero serate organizzate o in piccoli club o addirittura in delle vere proprie scuole di ballo.
Situazioni che possono essere entusiasmanti per alcuni, traumatiche per altri. Traumatiche perché se non parli quella lingua, se non balli in quella maniera sei completamente tagliato fuori. Hanno di fatto creato un elite, ovvero quello che da un'altra prospettiva potrebbe essere definito un ghetto.
Io personalmente l'ho trovato triste.
Passi per un Congresso che è per di se una riunione straordinaria di bravi ballerini ma a me è sembrato riduttivo organizzare serate specialistiche nell'ambito di una scuola, isolandosi da tutti quelli che non sanno ballare sul due o che ballano comunque in maniera diversa.
Il mio è chiaramente un punto di vista che può non essere condiviso.. E' evidente che non tutti amiamo o cerchiamo le stesse cose. Anzi molte volte ho sentito anche qui a Roma invocare serate specialistiche con un certo tipo di musica rivolta soprattutto agli amanti del ballo ON 2.
Da parte mia ho una visione più democratica della salsa e un interesse maggiore verso le diversità.
Amo quei posti dove c'è di tutto, dove ci sono i bravi ballerini come i principianti, dove ci sono gli specialisti come i semplici appassionati, gli esibizionisti come i timidi, dove ci sono gli amanti della bachata come della buona musica a tutti i costi, timba compresa. Nella varietà c'è il gusto e da questo punto di vista questo mio ultimo viaggio mi è anche servito per rivalutare molto quello che sta succedendo in Italia, dove di fatto questa varietà spesso c'è.
Anzi mi auguro che quello che sta succedendo a New York non succeda anche da noi in Italia (sebbene se ne intravedano molti sintomi). La tremenda competizione a suon di piroette che c'è oggi tra le differenti scuole di New York sta infatti portando la maggior parte degli appassionati a disertare le piste di ballo o magari a frequentare solo quelle sponsorizzate dalla loro scuola di appartenenza.
In un locale come il Caché (situato a Broadway e aperto di giovedì) ci saranno stato si e no 200 persone (di cui almeno 50 orientali e 20 italiani), mentre al social organizzato dal dj El Rumbero, in una scuola sulla 54° strada, ho contato (di venerdì sera) solo 70 persone.
70 persone superbrave ma sempre 70 erano (e a questo punto ci sarebbe da chiedersi dove erano tutti gli altri visto che quella era considerata la serata di punta).
Tra l’altro abbiamo pagato ben 14 dollari per una serata finita per giunta mestamente all’una e mezza.

Per fortuna però New York non è solo quella, anche lì la varietà la puoi trovare se la cerchi.
Sicuramente più interessanti sono le serate del vecchio SOB e del Flamingo, il lunedì, e quella del Nell's (locale di prossima riapertura) il mercoledì.
I nostalgici, gli over 40 per intenderci, frequentano invece un piccolo club, la Maganette, (aperto il mercoledì) dove chiaramente si ascolta solo buona musica d'annata.
Il Copacabana oltre alle serate classiche con le migliori orchestre del panorama salsero (martedì, venerdì e sabato), sta cercando da poco di lanciare, al giovedì sera, una serata di sola musica cubana. Vedremo con quali risultati.
Poi ci sono per il fine settimana una infinità di piccoli locali, ristoranti, pub, sparsi in tutta la città, in particolare nel Bronx o nel Queens, che è un quartiere frequentato in particolare dai colombiani.
Nel circuito dei ballerini ON 2, lo stile di Eddie Torres continua ad essere quello preferito ma negli ambienti tradizionali (tipo appunto il Copacabana) si continua a ballare invece in maniera estremamente libera e rilassata, preferibilmente sull’uno o sul tre. Fatto che ci deve indurre a non generalizzare troppo quando si parla di stili di ballo.
Altri che sono stati di recente a New York ve la disegneranno probabilmente in maniera diversa, forse più entusiastica, ed io accetto serenamente il loro punto di vista, proprio perché mi rendo conto che la realtà ci può sembrare diversa a seconda della prospettiva con cui la guardiamo.
Ma io ho voluto cogliere solo una tendenza oggi emergente, per portarla alla vostra attenzione, col semplice scopo di riflettere insieme a voi sui molti pericoli o i danni che la radicalizzazione del ballo o l'eccessiva specializzazione possono col tempo provocare...
un abbraccio


Enzo Conte



per gentile concessione, se vuoi sapere di piu su Enzo Conte clicca sul nome

consigliamo inoltre la lettura del suo libro sulla salsa "Salseando Y Bailando"



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